ART – MAAT – APET

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THE WAY OF QUALITY AND THE WAY OF QUANTITY

It is quality rather than quantity that matters.

(Lucio Anneo Seneca)

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In the ancient Egyptian tradition, the deities Maat and Apet were associated with the principles of quality and quantity. Since then, it has always been possible to identify two different ways, two possible paths for mankind. The way of Maat is a way more discreet, anonymous, which looks at the quality; the way of Apet is a way that cares for quantity and manifests itself clearly. Our society is often based on the quantity; it can be seen by how we value things. An object, a person or an event has a value only if it is “the most”: the biggest, the smallest, the highest, the lowest, the oldest, the newest, the richest. We do not pay attention to the content and the nature of the object or the event itself. In the realm of quality, the big, the small, and the number loose their importance, only the content is worth. If someone repeats a thousand times a silly idea, in the realm of quality it is less worth than who speaks only once, but gives an original idea. We are very conditioned and coming out of this mechanism is very difficult. When things are repeated and redundant they always remain the same, they do not make us grow and we do not evolve. In the realm of quality, ten thousand copies of the same book are not worth more than a single copy. The pile does not add anything new to our knowledge and our usefulness. A page or thousands of pages of a book is a very different concept instead. Each page adds something new, new concepts, new emotions, and new ideas for the evolution of the human being. In art, the same principle applies. In our society, often, artistic ideas are rewarded based on the quantity, because everyone recognizes and uses the measure of quantity. An artist who works a lot of time to create an artwork is more appreciated than an artist who creates an artwork in a few days. But even those who manage to create an artwork in just a few minutes are appreciated by the audience because it was very fast, perhaps “the fastest”. An artist who uses a large number of objects is appreciated more than those who use only one. Often the quantity becomes an indicator of importance. It took two years to make this work… He used five million rice grains… a hundred thousand pencils to rebuild a scaled model of the Eiffel Tower. It becomes a game of skills, endurance, no more art to evolve, to communicate important messages for mankind. An Eiffel Tower made ​​of pencils: what does it say that we do not already know? That the Eiffel Tower exists? That with pencils I can do things that are not simply drawing? That I’ve had a lot of patience and a great manual dexterity to paste a hundred thousand pencils? These are the things that make the news. Making gigantic works fascinates and amazes the audience. We are accustomed to give importance to the quantity. A small and silent artwork does not catch the attention as a giant one instead. If Paul Klee were not the Paul Klee we all know and today we would make a comparison with a work of Christo, how many people would vote for Klee? A mountain covered with orange fabric is much more impressive than a small picture of a few centimeters where you barely recognize the colors. From the point of view of quantity it is true, but from the point of view of quality, once we have seen a mountain covered with fabric, or a church, or a tower… nothing changes. The concept is always the same. Paul Klee, in most of his works, put a new world and new concepts that speak to the soul in ways that are always different. Taking this concept of understanding reality and to evaluate it to extremes, we go straight to garbage: the thing that more than any other is abundant and less of all is worthy. This should be taken into account by this kind of art that counts exclusively on quantity to make news – the art of Apet.

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LA VIA DELLA QUALITÀ E LA VIA DELLA QUANTITÀ

È questione di qualità, piuttosto che di quantità.

(Lucio Anneo Seneca)

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Nell’antica tradizione egizia le divinità Maat e Apet erano associate ai principi di qualità e quantità. Da allora è sempre stato possibile identificare due vie, due diversi cammini per l’uomo. La via di Maat è una via più discreta, anonima, che guarda alla qualità; quella di Apet è una via che guarda alla quantità, alla misura e si manifesta in modo chiaro. La nostra società è spesso fondata sulla quantità e lo si capisce da come valutiamo le cose. Un oggetto, una persona o un evento acquista valore solo se è “il più”: il più grande, il più piccolo, il più alto, il più basso, il più vecchio, il più nuovo, il più ricco.  Non si fa attenzione al contenuto e alla natura dell’oggetto o dell’evento stesso. Nel regno della qualità, il grande, il piccolo e il numero perdono d’importanza, solo il contenuto vale. Se ripeto mille volte un’idea banale, nel regno della qualità valgo meno di chi invece parla una sola volta, ma propone un’idea originale. Siamo molto condizionati e uscire da questo meccanismo è molto difficile. Quando le cose sono ripetute e ridondanti rimangono sempre le stesse, non ci fanno evolvere, non ci fanno crescere. Nel regno della qualità, dieci mila copie dello stesso libro non valgono più di una singola copia. Il mucchio non aggiunge nulla di nuovo alla nostra conoscenza e alla nostra utilità. Una pagina o mille pagine di un libro sono invece molto diverse. Ogni pagina aggiunge qualcosa di nuovo, nuovi concetti, nuove emozioni, nuove idee per l’evoluzione dell’essere umano. Nell’arte vale lo stesso principio. Nella nostra società spesso si premiano idee artistiche basate sulla quantità, perchè tutti le riconoscono e le valutano usando il metro della quantità. Un artista che fa un lungo lavoro è apprezzato molto più di chi realizza un’opera in pochi giorni. Ma anche chi riesce a fare una bella opera in pochi minuti è apprezzato dal pubblico perché è stato molto veloce, forse “il più veloce”. Un artista che usa tantissimi oggetti è apprezzato più di chi ne usa uno solo. Spesso la quantità diventa indice d’importanza. Ci sono voluti due anni per fare quest’opera… Ha usato cinque milioni di chicchi di riso… oppure cento mila matite per ricostruire in scala la Tour Eiffel. Alla fine tutto diventa un gioco d’abilità, di endurance, non più arte per evolvere, per comunicare messaggi importanti per il genere umano. La Tour Eiffel fatta di matite: cosa mi può dire che io già non sappia? Che la Tour Eiffel esiste? Che con le matite possono fare cose che non siano semplicemente il disegnare? Che ho avuto tanta pazienza e una grande abilità manuale ad incollare cento mila matite? Sono queste le cose che fanno notizia. Fare opere gigantesche affascina e stupisce il pubblico. Siamo abituati a dare importanza alla quantità. Un’opera piccola e silenziosa non cattura l’attenzione come invece una gigantesca. Se Paul Klee non fosse il Paul Klee che tutti conosciamo e lo confrontassimo oggi con un’opera di Christo in quanti voterebbero per Klee? Una montagna foderata di tela arancione è molto più impressionate di un piccolo quadro di pochi centimetri dove a malapena si riconoscono i colori. Dal punto di vista della quantità è vero, ma dal punto di vista della qualità, una volta che abbiamo visto una montagna fasciata, o una chiesa o una torre… non cambia nulla. Il concetto rimane sempre quello. Paul Klee, in ogni sua opera, metteva un mondo nuovo, nuovi concetti che parlavano all’anima in modi sempre diversi. Portando all’estremo questo modo di comprendere e di valutare la realtà si arriva direttamente al concetto di spazzatura. La cosa che più di ogni altra abbonda e meno di tutte vale. Questo dovrebbe essere preso in considerazione da quell’arte che per fare notizia punta esclusivamente sulla quantità – l’arte di Apet.

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